∞ Stefanauss ∞

una sana overdose di me.

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Il mio primo (e per ora unico) Gran Premio

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Il 20 Aprile di 8 anni fa Michael Schumacher vinceva il Gran Premio di San Marino al circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola, battendo dopo una brutta partenza il fratello Ralf (una delle rarissime prime file di due fratelli in Formula 1), il compagno di squadra Barrichello e la McLaren di Kimi Raikkonen. Poche ore prima del via, la madre dei fratelli Schumacher è morta per l’aggravarsi improvviso delle sue condizioni di salute durante i giorni prima della gara. Per tutto il week-end i fratelli Schumacher hanno fatto la spola in elicottero tra l’Italia e la Germania, vedendo per l’ultima volta la loro madre il Sabato dopo le qualifiche.

Io c’ero. È stato un regalo da parte di uno dei miei giovanissimi zii bolognesi, a sua volta lascito di qualche riccone di Bologna cliente dello studio legale dove lavorava e che non poteva o voleva andare, non ricordo. Due biglietti, uno per me e uno per lui, nel punto più esclusivo, la tribuna principale che da sulla griglia di partenza. I nostri posti erano esattamente di fronte alla pole position, e ricordo di essermi sentito piacevolmente raccomandato quando andai a cercare sul web il prezzo di quei biglietti: 600 e rotti Euro. Il mezzo sogno di un’adolescenza è coinciso con una mini-vacanza di 6 giorni per me, mia madre e mia sorella. Una family reunion in attesa della Grande, Maledetta Domenica.

Per tutto il fine settimana è stato estremamente triste sentire ciò che stava accadendo alla famiglia Schumacher. Ancora più brutte erano le speculazioni che volevano i fratelli rinunciare alla gara, cresciute a dismisura dopo la diffusione al Sabato della notizia della Signora Elisabeth: mi costringevano a scacciare gli ultra-egoistici pensieri di quanto beffardo sarebbe stato per me assistere una volta nella vita ad un Gran Premio e non vederci correre il pilota più vincente (e per me, il migliore) della Storia, per far posto all’ovvia nozione che vuole ogni essere umano meritevole di essere lasciato in pace nel proprio dolore.

Non ero solo, anzi, tutt’altro. Dopotutto c’era in ballo molto più della mia esperienza unica (per ora): la stagione 2003 per la Ferrari e per Schumacher era cominciata malissimo. La scelta di posticipare il debutto in gara della nuova macchina e quella conseguente di correre i primi GP con la F2002 che aveva vinto 14 gare su 15 l’anno prima, non aveva pagato. Fuori dal podio in Australia e Malesia, errore e ritiro in Brasile, 16 punti di distacco in classifica da Kimi Raikkonen. La sensazione era, anche se nessuno osava dirlo perchè sarebbe stato disumanamente ovvio, che rinunciare alla gara per Schumacher avrebbe significato perdere il titolo.

La notizia che sia Michael che Ralf si sarebbero schierati come previsto nella prima fila della griglia che si erano guadagnati al Sabato, l’ho appresa alla sveglia molto presto al mattino, direzione stazione dei treni di Bologna per due coincidenze che ci avrebbero portato, noi e molti altri che tanto più ovviamente di noi erano diretti al circuito, alla stazione di Imola. Da lì in poi una lunghissima camminata per tutta la città, un unico lungo flusso di tifosi segnava la via, impossibile perdersi. Man mano che ci si avvicinava, la Formula 1 si faceva sempre più manifesta. A metà strada, una vera, autentica, completa monoposto.

Minardi-Asiatech PS02

In circuito alle 9, due gare di contorno del monomarca Porsche per scaldarsi e poi le 3, spasmodiche, ore di attesa prima della partenza. Certo, mezz’ora prima si apre la corsia box e le macchine cominciano ad uscire per i giri di installazione prima di schierarsi, e la pit lane era proprio lì oltre la griglia. Un gioco di vedo-non-vedo tra muretti, barriere, semafori e rombi di motore che lasciava qualche lampo di 22 vetture di Formula 1 a regime minimo, col limitatore di velocità inserito, ansiose di toglierlo di mezzo per la prima accelerazione della giornata. Neanche un secondo prima che sparissero dal mio sguardo. Io ho passato quei 10 minuti ad invidiare chi stava in altre zone della pista e le vedeva arrivare anche solo in 4° o 5° marcia.

Poi finalmente, una ad una ma immancabilmente, si schieravano in griglia. La macchina arrivava, si piazzava, e subito era attorniata dall’intera squadra per gli ultimi ritocchi. Qualche pilota scendeva dalla macchina, qualche altro no. Un rito che avevo visto oltre 100 volte in TV, dal vivo era diverso. È come se non mancasse nessuno, capisci che è l’unico momento in cui tutti quelli che fanno la F1 dietro le quinte sono anche loro lì. Sono tanti, sembra di guardare dalla tua tribuna popolarsene un’altra.

La mia grande fortuna è stata di avere un posto esattamente a metà tra la pole di Schumacher e il terzo posto di Barrichello 16 metri più indietro. Il che significa, per ogni possibile significato che hanno in F1 questi numeri, che ho avuto di fronte l’intera squadra Ferrari per quasi 20 minuti. Michael non è sceso, se non brevemente. Non l’ho neanche visto senza casco, solo con la visiera aperta.

Ad un certo punto cominci a sentire che i segnali sonori della direzione gara si fanno sempre più fitti e allora la noti, la frenesia di lasciare la pista, ed è impressionante la velocità a cui si svuota. Mi ha colpito molto notare che Ross Brawn fu praticamente l’ultimo a lasciare la griglia e a augurare buona fortuna a Michael. Lo si vedeva dal suo volto e perfino facendo il paragone con la tv che era tutto più intenso. Era una Domenica diversa persino per loro. Doveva esserlo, se l’ho notato anche io che di queste Domeniche ne ho avuta solo una.

Dopo la partenza del giro di ricognizione, mi ricordo di aver pensato che forse dopotutto non serve a loro, ma lo fanno per noi. Per darci almeno una possibilità di accettare nell’anima il rombo che producono 22 dieci cilindri (all’epoca c’erano ancora) al massimo dei giri nello spazio di 150 metri. Credevo sarebbe stato questo il suono più intenso che avrei sentito durante la gara, ma non è così. Lo senti solo due volte e l’adrenalina che si impadronisce di quegli attimi a sè stanti lo attutisce. Ciò che rimane più stampato nella memoria è quello più “banale”, quello che sentirai per centinaia di volte nelle prossime due ore. Il suono di un cambio marcia di una macchina di F1 è micidiale. È il rumore di un meteorite che impatta, non ci sono altri modi di definirlo. Quando in tv vedete i tifosi con le cuffie imbottite, bhè, sappiate che non sono per i motori, almeno non principalmente. Sono per le cambiate. Io ho resistito 20 giri senza, poi la tua salute esige di importunare il venditore di tappi ammortizza-suono.

La cosa che più mi ha colpito della partenza è quanti dettagli si possono cogliere. Michael perse la prima posizione a vantaggio del fratello, ma a stare proprio lì, a meno di 10 metri da loro due, tutti hanno potuto vedere che il riflesso migliore è stato di Michael. Si mosse prima di Ralf, una cosa che nessuna inquadratura ho poi visionato riusciva a raccontare. È stata la trazione della Williams subito dopo a fare la differenza. Ancora oggi quando guardo una gara mi chiedo se ci sono, e quanti e quali siano i dettagli che non si possono cogliere dalla tv e quindi vadano quasi irrimediabilmente persi.

Il meglio che i nostri posti avevano da offrire, l’avevano grosso modo già dato. La nostra visuale comprendeva, partendo dal punto più lontano, l’ultimissima parte della frenata per l’ultima chichane, la variante bassa, e l’ingresso della stessa fino al punto di corda, all’altezza degli indimenticabili cordoli bianchi; la percorrenza della curva e l’uscita erano completamente coperti dagli spalti più lontani sul rettilineo di arrivo; la porzione di rettilineo finale visibile a noi era tutta quella coperta dalla griglia di partenza, un 200 metri circa; all’estremità, l’uscita della pit-lane. Se avessi avuto libera scelta (o se semplicemente avessi dovuto acquistarmi i biglietti) non avrei mai scelto al tribuna d’arrivo. Certo, non si vive il momento epico della partenza, ma altre zone del Santerno anche se con posti più lontani danno una visuale su una porzione estremamente più ampia di tracciato, con punti anche decisamente intriganti a livello di pilotaggio. L’avrei preferito e lo preferirò, quando sarà il momento di togliere la sua unicità al GP di San Marino 2003.

L’andamento di questa gara in particolare però ha premiato oltre i suoi meriti questo posto da 1 milione e duecentomila lire: i box delle scuderie di testa era perfettamente visibili ed è li che si sono svolti i pit stop che si sono rivelati decisivi, incluso quello che ha dato a Michael la vittoria e quello che l’ha tolta a Ralf. L’uscita della pitlane come ultima cosa visibile ha fatto si che fossimo i primi ad esultare per il risultato, in quanto testimoni diretti. La BAR di Villneuve si è ritirata per guasto tecnico, parcheggiando proprio lì; il miglior sorpasso di tutto il GP, con cui Barrichello ha tolto a Ralf Schumacher l’ultimo gradino del podio, è avvenuto proprio lungo tutto il tratto di rettilineo a noi visibile! Un sorpasso di un ferrarista ad un Gran Premio italiano è una cosa da scala Richter.

E ovviamente, la vittoria, Michael che taglia il traguardo per primo, per cogliere la sua vittoria più triste. Di certo non è la vittoria che rende a pieno le sue qualità specifiche di pilota (Imola non è mai più stato, nè mai più sarà, lo splendido e selettivo circuito che era prima della morte di Ayrton Senna), ma dà l’idea perfetta della forma mentis e del livello di dedizione, concentrazione e attenzione al dettaglio che Schumacher ha messo nella sua carriera e che non hanno precedenti nella storia di questo sport.

Spero che nessuno debba mai doversi testare, ma credo che Schumacher fosse l’unico pilota a poter vince un Gran Premio come quello, con una pressione addosso fuori dall’ordinario anche per esseri umani che di ordinario non hanno niente di niente di niente, essendo abituati a non poter sbagliare perchè se no basta, game over per davvero. Schumacher quell’anno si laureò Campione del Mondo con 2 punti di vantaggio su Raikkonen. Avrebbe perso il titolo se avesse rinunciato a correre, se fosse stato umano anche solo quella volta che se lo poteva permettere.

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Written by stefanauss

mercoledì.20.aprile.2011 at 9:44

Pubblicato su First Life, Formula 1, Viaggi

Fuoricittà, Fuorilegge

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Il 30 marzo 2004 l’allora sindaco Renato Locchi fece due ordinanze sulla tutela di alcuni monumenti cittadini. La regola, ancora in vigore, stabilisce che dalle 20 alle 7 di ogni giorno è vietato introdurre e detenere bevande in bottiglie di vetro o in lattine sulle scale del Duomo e di Palazzo dei Priori.

Ore 21:14 del primo giorno di scampagnata. Mia sorella è ben conscia di aver già dato tutto quello che gastronomicamente aveva da offrire nella preparazione della fumè di accoglienza, a pranzo. Svuotata di energie e idee, per la cena arriva una di quelle proposte che… si possono rifiutare: tutti dal kebabbaro.

Io al momento mi trovo in rotta di collusione. Eppoi voglio dire, il decimo kebab è gratis, a sorima gliela devo qualche altra tappa bruciata.

Usciamo e subito formulo la Prima Legge di Perugia (dopo il mio lavoro sulle Leggi dell’Unicaldinamica ho scoperto di essere naturalmente predisposto alla stesura di principi pseudo-universali, o di pseudo-principi universali) altrimenti detta Legge della Scalinata Intestinale: “Se esci di casa sazio, arriverai affamato. Quindi non provarci neanche ad uscire di casa affamato.“. Io di fame ne avevo parecchia (si noti prego come questa particolare sera fosse già scritta, vero com’è vero che l’ho cominciata infrangendo regole note solo a me stesso…)

Arriviamo dal kebabbaro, e noto con piacere che è assolutamente turco in tutto, pelle, pronuncia, capelli nerissimi. Molto turco. Neanche turco normale, ma turco mediorientale spinto. Roba che dopo il giardino di casa sua c’è la Siria.

Come tutti i kebabbati sanno bene, è un azzardo ordinare due kebab. Certo, una sera potresti mangiarne tre, ma l’altra ancora dopo mezzo potresti già arrenderti. Non c’è una costante, mille sono i fattori che formano la sazietà da kebab. Perfino la forma, l’angolazione e l’intensità dei morsi hanno voce in capitolo. Io e mia sorella contravveniamo al diktat della Seconda Legge dei Kebab, piegandolo con la forza dell’interpretazione: la Legge non dice nulla sulle mezze porzioni, e noi ne ordiniamo tre in tutto.

Eccoli qua, belli caldi da portar via. Decidiamo di accompagnare questo bendiallah con una bottiglia di birra da un litro (non chiedetemi la marca, ho una dignità da difendere). Non l’avessi mai fatto.

Arriva il Vice-Kebabbaro, o il Kebabbaro di Riserva, o Navigatore Kebabbaro, che totalmente ignaro delle tradizioni e dei costumi italiani non solo mi batte lo scontrino, ma me ne batte addirittura due, uno per i kebab e uno per la birra.

Faccio per ringraziare e andarmene quando il Kebabbaro di Riserva, o Navigatore Kebabbaro che dir si voglia, porgendomi la bottiglia mi dice:

Tieni, nascondila sotto giubbotto.

Ad annientare qualunque tentativo di reazione bisillabico-interrogativa da parte mia tipo Cosa?, Come?, ecc. è l’ovvietà di cui il consiglio spassionato è stato pronunciato. Chiaro, limpido, lapalissiano [1]. Neanche avesse appena enunciato la Seconda Legge dei Kebab, o la Prima Legge di Perugia.

Tocca a mia sorella spiegarmi la situazione descritta nella citazione di apertura. Ho infranto quindi l’ordinanza per un buon chilometro in pieno centro storico di Sabato, tragitto lungo il quale dubito seriamente che qualche indigeno abbia mancato di avvedersene. In quel chilometro, soggetto a traffico limitato, qual’è la prima macchina che ci passa davanti? Indovinato.

Alla fine tutto per la ragione più banale del mondo, perchè dottò, tengo famiglia. Dobbiamo pur mangiare, no? Eppoi chissà, magari alcuni efferati criminali hanno cominciato proprio cosi..

[1] Recentemente ho appreso l’origine del termine. Affascinante, adoro essere a conoscenza di simili frivolezze. Conan Doyle mi sputerebbe in faccia se ci conoscessimo.

Written by stefanauss

sabato.12.dicembre.2009 at 15:20

Pubblicato su First Life, Viaggi

Parliamo del tempo: previsioni a Perugia 5-8 Dicembre

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Dentro casa di mia sorella si prevede un weekend di tempo splendido: nebbia perenne.

Written by stefanauss

sabato.5.dicembre.2009 at 14:44

Pubblicato su First Life, Viaggi

Si parte sotto Safety Car

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Ho bevuto un mojito a metà
Ed ho perso la mia libertà
{Pino Daniele – Rhum & Coca}

Non avevo mai ascoltato questa canzone prima di stamattina, non la stavo davvero ascoltando nemmeno stamattina. Ciò non toglie che fosse proprio ciò che stavo pensando nel preciso istante in cui la radio ha deciso di suonarla.. io credo alle coincidenze nel senso probabilistico del termine, esistono, sono coincidenze e stop. Ciò non toglie che la frequenza FM dei miei pensieri avrei proprio voglia di conoscerla, mi attira l’assenza di un vero palinsesto, trasmissioni molto diverse tra loro e dai, pure la musica on air.
Certo, sono sicuro la ricezione sia molto disturbata, ma è bello pensare che qualche radioamatore potrebbe essere sintonizzato (ho grande stima dei radioamatori, gente curiosa che trascorre tantissime ore in un silenzio bibliotecario, a saldare e dissaldare la propria curiosità).

Si (ri)comincia oggi. Per ora siamo I Soliti Sospetti.
Io ho bisogno di un orologio.
A Frà serve un posto dove stare, perché per ora sono troppi, ma credo l’ubiquità per il momento se la farà bastare.
E bhè, a Silvia basta smettere di frequentare pezzi di pane come Mrs. Marisa.

Stamane ho fotografato l’orario e ehi, ho tutto il Giovedì libero. E pare vedrò più spesso quel bell’uomo che è Mauro. =)

Infine una confidenza: l’ansia per il momento in cui il mio e il suo sguardo si incroceranno di nuovo sta salendo, è inutile nasconderlo.

Written by stefanauss

lunedì.1.ottobre.2007 at 9:40

Pubblicato su First Life

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