∞ Stefanauss ∞

una sana overdose di me.

Archive for dicembre 2007

Intervista doppia

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Capita anche questo quando uno si sa divertire (o si diverte con poco, difficile dire). Sono stato intervistato. E, visto che sono un bastardo rancoroso, ho reso pan per focaccia.

G: Come ti chiami ?
S: Stefano.

G: Quanti anni hai?
S: 2007. quasi 2008.
G: Proprio come me!
S: Si, ma tu li porti male XD
G: Quando è il tuo compleanno?
S: 16 Settembre

G: Potresti descriverti brevemente?
S: 1,70 più o meno, capelli castano scuro, occhi stessi medesimi (piccoli e allungati), decisamente magro.
G: Hai dimenticato “bello come il sole”
S: hai dimenticato “durante l’eclissi”

G: Dove vivi?
S: Terza stella a destra e poi dritto fino al mattino. Provincia di Crotone insomma.
G: In che circostanze hai avuto il piacere e l’onore di conoscere GiuNi?
S: E’ successo alle 3 A.M. del 4 settembre 2005. Era stata una brutta giornata, mi serviva qualcosa per farla ricordare.

G: Qual’è il tuo titolo di studi?
S: Sono diplomato come Spirito Elettrotecnico. Ma ho anche la licenza media, a quella tengo particolarmente
G: Alla luce del tuo 97 ottenuto all’esame di maturità, ti senti un secchione?
S: Era un 100, ad ogni modo.
G: Ma dai! Ero convinta fosse 97.
S: No, era 97. Ma non è stato 100 unicamente per errore. Comunque non sono un secchione. Un geek casomai.

G: Cosa studi ora all’Università?
S: Ingegneria. Prossimamente sarà Ingegneria Informatica, ma ora è solo Ingegneria (materia da nubile)

G: Libro, film e canzone preferita.
S: Libro: Sono troppi
Canzone: Sono troppi
Film: Sono troppi.

G: Dai su, citane qualcuno.
S: Oscar Wilde – Ritratto di Dorian Grey
Elisa – New kiss
Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi

G: Gioco da tavola preferito?
S: Scacchi. Anche se non disdegno lo Scarabeo.

G: Cinema o Dvd e Poltrona?
S: DVD+Poltrona, qui da me è obbligato.

G: Bevanda Preferita?
S: Thè al limone. Sia versione “me cala la palpebra” che “è buono qui, è buono qui”.

G: Cosa Regaleresti a GiuNi questo Natale? :asd:
S: Spiacente, ma non sono autorizzato a rivelare queste informazioni. E’ questione di sicurezza nazionale.
G: Sgrunt.

G: Qual’è la tua posizione nei confronti della Censura?
S: In generale, le ragazze toscane ciarliere e ciniche dovrebbero essere sempre lasciate libere di parlarmi

G: CD o vinile?
S: CD, ma solo perchè l’ipod non li supporta pienamente i vinile.

G: Come passerai le vacanze di Natale?
S: Allora, se ho calcolato bene le tempistiche e i progetti, farò tre cose:
1) Studierò come un matto perchè sono indieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeettrrrrroooo
2) Assisterò al matrimonio del mio zio “scapolo d’oro” Antonio a Bologna
3) Farò il tuo regalo.
Non c’è assolutamente tempo nè per mangiare nè per bere nè tantomeno per dormire o visitare via Montenapoleone come fate voi Ecrage questo venerdì.
G: Mi raccomando, non trascurare la ricerca del regalo perfetto studiando o partecipando a stupide cerimonio.

Written by stefanauss

domenica.23.dicembre.2007 at 17:56

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Duecentosei meno uno

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E’ passato più di un mese da quando Roby ha sentito il bisogno di dimostrarmi che non potrò mai fare il giocatore di rugby in vita mia. La cosa mi ha fatto soffrire il doppio, perchè la danza degli All Blacks è veramente figa. Sicuramente potrei perdere tempo a descrivere in dettaglio la dinamica del fallo, ma una diapositiva vale più di tutto il mio sforzo (Nota per me stesso: “Ecco cosa succede a non saper disegnare, bravo, bravo.”):Tra offerte che non si possono rifiutare (“Stai a bordo campo finchè non ti senti di rientrare”) e ultime parole famose (“Non è rotta, se no a st’ora urlavi.”) provo un po’ a muovere la spalla; non collabora, ma in compenso mi suggerisce alcune bestemmie di cui non sospettavo l’esistenza. Dopo un po’ mi ricordo del curioso rumore scattoso (“Clonk”, per chi legge Topolino) che produce la spalla del mio amico Hib ogni volta che è costretto ad alzarla per una qualsiasi ragione, chessò, un arresto, una ola, ripararsi dalla pioggia con la cartelletta. Se l’era lussata cazzeggiando, e un suo amico gliel’aveva rimessa a posto, cazzeggiando.

Io però ci tengo ad essere in formissima alla prossima flagranza di reato, al prossimo gol del Milan, al prossimo acquazzone. Decido quindi di farmi accompagnare al pronto soccorso (troppo lontano il Princeton-Pleisboro), grazie Paolino, gentilissimo.Devo però ringraziare anche il Signor Corrado, Professione Radiologo (circostanza fortunata #1), Padre di Paolino nel tempo libero (circostanza fortunata #2), la cui abitazione dista in linea-aria 100 metri dall’ospedale (circostanza fortunata #3). Ho potuto usufruire di una linea diretta Macchina di Paolo – Stanza Radiografie, e giuro che in altre circostanze avrei assaporato ogni secondo della mia raccomandazione e ogni smorfia delle faccie sgomente in fila da un pezzo.Il responso è stato: clavicola rotta.

La versione remix: Frattura multiframmentaria con accavallamento dei frammenti principali al livello del terzo medio della clavicola destra. Ho provato a pronunciarlo con diversi ritmi, metriche e attacchi e non c’è modo in cui questa cosa sia orecchiabile. Però ho capito che le diagnosi sono ottime per insegnare le sillabe in 3a elementare.

Le ossa rotte si coprono con gessi pieni zeppi di firme autografe e disegnini idioti dei tuoi amici. Questa è probabilmente una delle prime due o tre verità che i bimbi apprendono nella prima infanzia. A me però le sfighe capitano per filo e per segno ed ecco quindi che la cura per la frattura di un osso stupido (cit. mio dottore) non può che essere una medicazione ridicola.

Un’autentico corsetto per le spalle. In gommapiuma, a forma di 8 attorno al collo. Strettissimo. Che non si limita a stritolare l’osso ferito, blocca anche tutta la circolazione e l’attività motoria concepibile al di sopra, diciamo, dei capezzoli. Un corsetto che il mio dottore mi intima, devo trattare con rispetto: starà con me ininterrottamente, twentyfourseven, per almeno un mese. Niente doccia, niente calcio, niente dormire supino, niente 5contro1, niente di niente. Però posso respirare.

E’ stato strano telefonare a mio padre =). Volevo farlo il prima possibile, ma Corrado e Paolo mi hanno convinto ad aspettare fino a quando non fossimo tornati indietro a fare i conti con la burocrazia che prima avevamo saltato alla grande (visite, permessi, firme, ecc.). Alla fine mi è uscita fuori una cosa alla “Ciao, senti, sono all’ospedale che mi sono rotto la clavicola, mi passi a prendere?“. Curiosamente più che “Come stai?” il suo dubbio più intenso era “Perchè non ti hanno messo il gesso?”

Dopo qualche breve chiacchera e molti molti molti ringraziamenti (Grazie davvero Paolo) sono tornato a casa. Passi per mio padre che poteva toccare con mano (ehi, è una metafora), ma convincere mia sorella e mia madre che non erano in una candid camera in cui il figlio/fratello si era rotto la clavicola è stato veramente difficile. Roba da ridere,e difatti anch’io mi sentivo preso da un’allegria incredula che se n’è andata solo un’ora e mezza dopo, quando è arrivato il momento di cambiarsi e sdraiarsi, le cose più banali del mondo. Ohioioioi. Non sono riuscito a pensare nulla fino a che non ho messo due cuscini sotto la schiena. Corrado mi aveva detto chiaro e tondo di dormire sdraiato completamente sulla schiena, ma il massimo che avrei potuto fare è sdraiarmi completamente sulla schiena. Non dormire. Assolutamente impossibile.

Prima ancora però avevo ricevuto la telefonata di Roberto. Cioè, a me solo il fatto che abbia squillato il telefono col suo numero è bastato. Poi il resto del tempo è trascorso nel tentativo di mortificarlo il meno possibile (non solo durante la telefonata, il successivo mese è stato molto così..), e la cosa mi è riuscita con allucinante disinvoltura. Il che è strano per me che sono portato all’acido come un interista trentenne. Sicuramente la cosa ha molto a che fare con la sensazione che quello che avevo da dirgli m’era già uscito a caldo e rendeva decentemente:

Robbè, lo so che non l’hai fatto apposta, ma sei un coglione.

Nient’altro, ma parole, tono e sguardo erano quelli giusti. Era come se avesse parlato Tommy Lee Jones.

E così è passato un mese di fastidioso vivere. Dopo i primi giorni in cui il dolore mi conferiva l’eleganza tipica di uno con un manico di scopa piantato tra le natiche (non che io abbia mai avuto suddetto manico di scopa nella natiche, parlo per immagini), il corsetto si è via via allentato. Dando il là ad un mal di schiena permanente. So che può suonare ingrato, ma forse se mi fossi rotto un normalissimo braccio la logistica sarebbe stata molto migliore.

Voglio anche cogliere l’occasione per ringraziare tutti gli ex-fratturati alla clavicola che ho incontrato durante questo mese. Non credevo che incidenti come il mio fossero così comuni, ma tutti i “Non ti preoccupare! E’ normale che sia così!” mi hanno aiutato a non pensarci: il nervosismo che mi saliva schiariva benissimo la mente.

Da poche ore non ho più addosso nessuna lingerie addosso, ma in compenso ho una specie di collina a metà della spalla visibile anche a pelle nuda. Ci faccio un giro e poi vi dico.

Written by stefanauss

domenica.2.dicembre.2007 at 19:16

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