∞ Stefanauss ∞

una sana overdose di me.

Fuoricittà, Fuorilegge

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Il 30 marzo 2004 l’allora sindaco Renato Locchi fece due ordinanze sulla tutela di alcuni monumenti cittadini. La regola, ancora in vigore, stabilisce che dalle 20 alle 7 di ogni giorno è vietato introdurre e detenere bevande in bottiglie di vetro o in lattine sulle scale del Duomo e di Palazzo dei Priori.

Ore 21:14 del primo giorno di scampagnata. Mia sorella è ben conscia di aver già dato tutto quello che gastronomicamente aveva da offrire nella preparazione della fumè di accoglienza, a pranzo. Svuotata di energie e idee, per la cena arriva una di quelle proposte che… si possono rifiutare: tutti dal kebabbaro.

Io al momento mi trovo in rotta di collusione. Eppoi voglio dire, il decimo kebab è gratis, a sorima gliela devo qualche altra tappa bruciata.

Usciamo e subito formulo la Prima Legge di Perugia (dopo il mio lavoro sulle Leggi dell’Unicaldinamica ho scoperto di essere naturalmente predisposto alla stesura di principi pseudo-universali, o di pseudo-principi universali) altrimenti detta Legge della Scalinata Intestinale: “Se esci di casa sazio, arriverai affamato. Quindi non provarci neanche ad uscire di casa affamato.“. Io di fame ne avevo parecchia (si noti prego come questa particolare sera fosse già scritta, vero com’è vero che l’ho cominciata infrangendo regole note solo a me stesso…)

Arriviamo dal kebabbaro, e noto con piacere che è assolutamente turco in tutto, pelle, pronuncia, capelli nerissimi. Molto turco. Neanche turco normale, ma turco mediorientale spinto. Roba che dopo il giardino di casa sua c’è la Siria.

Come tutti i kebabbati sanno bene, è un azzardo ordinare due kebab. Certo, una sera potresti mangiarne tre, ma l’altra ancora dopo mezzo potresti già arrenderti. Non c’è una costante, mille sono i fattori che formano la sazietà da kebab. Perfino la forma, l’angolazione e l’intensità dei morsi hanno voce in capitolo. Io e mia sorella contravveniamo al diktat della Seconda Legge dei Kebab, piegandolo con la forza dell’interpretazione: la Legge non dice nulla sulle mezze porzioni, e noi ne ordiniamo tre in tutto.

Eccoli qua, belli caldi da portar via. Decidiamo di accompagnare questo bendiallah con una bottiglia di birra da un litro (non chiedetemi la marca, ho una dignità da difendere). Non l’avessi mai fatto.

Arriva il Vice-Kebabbaro, o il Kebabbaro di Riserva, o Navigatore Kebabbaro, che totalmente ignaro delle tradizioni e dei costumi italiani non solo mi batte lo scontrino, ma me ne batte addirittura due, uno per i kebab e uno per la birra.

Faccio per ringraziare e andarmene quando il Kebabbaro di Riserva, o Navigatore Kebabbaro che dir si voglia, porgendomi la bottiglia mi dice:

Tieni, nascondila sotto giubbotto.

Ad annientare qualunque tentativo di reazione bisillabico-interrogativa da parte mia tipo Cosa?, Come?, ecc. è l’ovvietà di cui il consiglio spassionato è stato pronunciato. Chiaro, limpido, lapalissiano [1]. Neanche avesse appena enunciato la Seconda Legge dei Kebab, o la Prima Legge di Perugia.

Tocca a mia sorella spiegarmi la situazione descritta nella citazione di apertura. Ho infranto quindi l’ordinanza per un buon chilometro in pieno centro storico di Sabato, tragitto lungo il quale dubito seriamente che qualche indigeno abbia mancato di avvedersene. In quel chilometro, soggetto a traffico limitato, qual’è la prima macchina che ci passa davanti? Indovinato.

Alla fine tutto per la ragione più banale del mondo, perchè dottò, tengo famiglia. Dobbiamo pur mangiare, no? Eppoi chissà, magari alcuni efferati criminali hanno cominciato proprio cosi..

[1] Recentemente ho appreso l’origine del termine. Affascinante, adoro essere a conoscenza di simili frivolezze. Conan Doyle mi sputerebbe in faccia se ci conoscessimo.

Written by stefanauss

sabato.12.dicembre.2009 a 15:20

Pubblicato su First Life, Viaggi

3 Risposte

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  1. Non so se è quello che vivi e che racconti qui, anche se in pochi post (e io tempo fa mi lessi tutti i post, da Ottobre 2007), o come racconti le cose, ma ho la sensazione stranissima e quasi reale di vederti mentre fai questo.

    In ogni caso il Kebap (ehssì, si scrive con la p finale e si pronuncia “kebab”. =p) è buonissimo e pesantissimo. Sarà che io ho la pessima abitudine di mangiarlo in frettissima quando ho pochissimo tempo per la pausa pranzo dell’uni e mi fiondo dal “Keba(b)baro” che c’è lì vicino, roba quasi da guinnes dei primati, ma mi riempie tremendamente.
    Avrei pagato comunque per essere lì quando il Kebabbaro di riserva o Navigatore kebabbaro ti ha detto “Tieni, nascondila sotto giubbotto”, per vedere la tua espressione.

    Ma la cosa più sconvolgente di tutte non è tanto il fatto che hai la voglia di formulare altre leggi (quelle esistenti sono già fin troppe per i miei gusti sìsì), o l’aver analizzato come un keba(b) può saziarti. Ma non mi aspettavo fossi un fuorilegge.

    Questo proprio no. U.U

    Smarties.

    domenica.13.dicembre.2009 at 22:29

  2. Ah, comunque non puoi lanciare il sasso e poi riprendertelo (o come si dice XD), mò la marca della birra dovresti dirla. xD

    Smarties.

    domenica.13.dicembre.2009 at 22:32

  3. Due giorni fa sono andata dal Kebabbaro alla pausa pranzo dell’uni, non ho mai mangiato un Keba(b) con così tanto gusto in vita mia.
    Ne avevo un sacco voglia, anche se non era tanto che non lo mangiavo, e poi faceva freddissimo ed è stata una “goduria” prenderlo caldo dal Kebbabaro e portarlo in aula per mangiarlo lì, vicina al calorifero, al calduccio mentre fuori cadevano i primi fiocchi di neve. *_*
    Memore del tuo post, ho osservato il kebabbaro (che vende i keba(b) per l’appunto =p) e ti giuro che ho avuto la sensaizone di essere in prossimità della Siria. E’ durata pochissimo come sensazione, ma è stata bella forte. xD

    Ciao. = )

    Smarties.

    sabato.19.dicembre.2009 at 1:15


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