∞ Stefanauss ∞

una sana overdose di me.

Archive for agosto 2010

L’entomologo imprenditore

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Sono più che certo che anche i più angioletti e candidi tra noi almeno una volta nella loro vita hanno sentenziato l’ingresso prematuro nell’eden entomologico di una zanzara, o di una mosca, o di una vespa, o magari perfino una cavalletta. Che sia stato per procacciarsi 5 minuti di tranquillità in più, o per impedire che vi cada d’improvviso nel piatto facendovi passare totalmente la fame, o magari proprio per sfamarsi, chissà.

È unanime che il modus operandi prediletto sia la morte per schiacciamento. A mani nude, con un fazzoletto o tovagliolo, o con una paletta, questione di stile più che di mezzi (Io non lo faccio mai senza protezione, per esempio). Niente di lontanamente divertente e crudele (arrotondiamo, e non consideriamoli in contraddizione per stavolta, dai) come la combustione da concentrazione di raggi solari ma d’altronde non c’è molta scelta. Gli insetti, senza ragione apparente, si sono dimostrati immuni a strangolamento, accoltellamento, colpi da arma da fuoco e pirati stradali. L’unico altro rimedio efficace è l’avvelenamento, ma è scomodo, noioso e troppo lungo persino per il fanatico della chimica.

Ma neanche il CIAK è privo di effetti collaterali. Ecco lo stato del muro di camera mia (non proprio, la camera illuminata malissimo nella casa dove sto passando le vacanze) dopo il mio ultimo insetticidio.

Non va più via. Sono rimasto esterrefatto, particolarmente per la velocità degli eventi. Ronzio attorno alle orecchie, sguardo a destra, una roba a metà tra una zanzara e una libellula che rimbalza sulla parete, fazzoletto semi-usato casualmente poggiato sul lenzuolo, preso, CIAK, torsione fazzoletto, strofinare per bene, ancora un po’, ehi ma..

Stava venendo via, e poi non più. In neanche tre secondi, giuro. Si è praticamente consegnato all’eternità (o giù di lì) mentre ripulivo la scena del crimine. Meno male che la mia tecnica preferita di schiacciamento coinvolge la carta, se non avessi avuto un arma del delitto 2×1 la parete ora sarebbe in uno stato troppo disgustoso anche per un qualsiasi standard maschile.

È chiaro che non siamo neppure nei dintorni dell’indelebile, ma ampiamente nel territorio del resistente. Quindi, considerando che nel mondo ci sono circa un milione di diverse specie di insetti e che per una larga parte di queste specie il numero di esemplari disponibili è ridicolo per quanto è grande, e che oltretutto la materia prima è intrinsecamente rinnovabile in poche settimane, proprio non c’è business per le budella di insetto? Quali criteri scientifici, tecnici e/o economici impediscono di usarle per, chessò, vernici e colori?

E con ogni probabilità si tratterebbe, qualsiasi cosa sia, di un business-trampolino: pare che alla FAO, scambiando erroneamente gli stomaci brontolanti in giro per il mondo per un fastidioso ronzio (entrambe cose che non è riuscita a scacciare), abbia fatto una provvidenziale associazione di idee e proposto di cominciare a sgranocchiare insetti a colazione, pranzo e cena per porre fine alla fame nel mondo. Io ho i miei dubbi: considerando che alla bulimia è stato conferito a tempo lo status di patologia, la cosa mi suggerisce che mangiare e vomitare a stretto giro di posta non sia granché salutare.

Però volendo dare fiducia alla FAO (è necessario, vivono di fiducia), se avessero ragione si aprirebbe una finestra per l’ingresso di un nuovo colosso alimentare, un McDonald più schifoso ma incredibilmente eco-sostenibile. Un McBuzz, chiamiamolo. E se tu, imprenditore entomologo, ti eri già lanciato tempo fa nel colorito mondo dell’industria cromatica, allora sei già pronto. Tutto ciò che devi fare è costituire una nuova società, quattro spicci di capitale e andrai presto a cena con Bill Gates, Steve Jobs, Rupert Murdoch e Warren Buffet. E difficilmente ti troverai a offrire per tutti.

P.S. Comunque, una scoperta scientifica da condividere ce l’ho io. Da quando ho cominciato a scrivere questo post, di punto in bianco, non ne ho visto neanche un insetto nonostante lo scenario da caso peggiore: finestra aperta e luce accesa. La conclusione è incontrovertibile: gli insetti sanno leggere. Che smacco, delfini.

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Written by stefanauss

venerdì.6.agosto.2010 at 21:26

Pubblicato su Illuminismo spento