∞ Stefanauss ∞

una sana overdose di me.

Archive for the ‘Formula 1’ Category

Scaricobarile

leave a comment »

Manca meno di un’ora al Gran Premio di Gran Bretagna 2011. Ha già offerto un’arrembante pole di Webber con lo spaventoso vantaggio di 32 millesimi di secondo e promette di essere il gran premio più equilibrato della stagione, nonchè la possibile prima vittoria Ferrari. Ci sono i nuovi avveniristici box, capolavoro di architettura, e una nuova prima curva che in realtà è una terza curva dove le vetture arriveranno a tavoletta. Ma è tutto inutile: verrà ricordato per il casino generato dai cambi regolamentari sui diffusori a gas di scarico (Exhaust Blown Diffusers, EBD).

Ormai in oltre una decade di Formula 1 ho visto 4-5 di queste vicende. Questa è un po’ esemplare di molti degli aspetti chiave dello sport che amo, e come in parecchi episodi del genere ci sono state cose fatte bene e cose fatte male. Stamattina mi sono svegliato sentenziante, quindi ecco qui.

Per principio

La Federazione dovrebbe accettare che le squadre trovino e sfruttino zone grigie del regolamento?

Si, non si può evitare. I tizi che lavorano in Formula 1 sono tra le persone più brillanti al mondo. Vedono decimi di secondo in meno la dove nessun altro li vede, dove non dovrebbero nemmeno esserci. Andiamo, usare i gas di scarico del motore per generare carico aerodinamico? Suona paradossale a metterlo nero su bianco, eppure è diventato il tema tecnico della stagione 2011. Queste genialate sono nel DNA della F1. Qualcuno potrebbe dire che sono una grande fetta del fascino che ha generato per 60 anni.

La Federazione dovrebbe lasciar correre tutto questo?

Credo che si, dovrebbero. Più spesso che  no, nel senso che globalmente questo pensiero sul filo del rasoio dovrebbe essere incentivato e non scoraggioato. Ovviamente l’interpretazione fornita su queste regole “grigie” varierà tantissimo a seconda di chi te la fornisce. Trovo giusto che la FIA si riservi il diritto di far prevalere la propria interpretazione delle regole che loro stessi hanno definito, a prescindere dal momento della stagione in cui ci si trova, ma questo potere va usato con estrema cautela perchè è facile che venga percepito come un tentativo di manipolare i risultati in pista piuttosto che procedere negli interessi tecnici dello sport.

Ognuno avrà la sua personale idea su dove vada tracciato il confine. Nella mia, funziona così: se hai bisogno di definire regole e frasi nuove di zecca per applicare una particolare interpretazione del regolamento, allora c’è qualcosa che non va. L’interpretazione dovrebbe essere già lì, da sottolineare solamente con un bell’evidenziatore giallo. Se ti serve la penna nera, c’è qualcosa di sbagliato in quel che stai provando a fare.

Tempistica/1

Quando l’intrigo sui Diffusori Doppi della BrawnGP che poi vinse il titolo scoppiò nel 2009, tutti quanti, stampa inclusa, avevano già tutto chiaro quando si arrivò in Australia per il primo gran premio.

Gli EDB sono anche loro in Formula 1 dal Day 1 della stagione 2011 e sebbene dal punto di vista di questo dibattito regolamentare costituiscano un oggetto così complesso e ramificato che metà delle persone che lavorano in F1, inclusi alcuni boss (Tony Fernandes della Lotus ha detto in conferenza stampa di “non capire metà di quello che gli altri stanno dicendo“), figurarsi la stampa, le implicazioni e il principio di funzionamento della tecnologia erano abbastanzi lineari. La FIA avrebbe potuto e dovuto intravedere la crescita in aggressività di queste soluzioni, e invece ci hanno messo 5 GP, fino al GP di Spagna a Barcellona, per decidersi e intervenire. È troppo.

Tempistica/2

La Mercedes e la Renault hanno provato ad ottenere le loro deroghe solo una volta giunti in circuito questo weekend. Hanno avuto quasi 2 mesi per farlo, il periodo di tempo che la FIA ha concesso ai team prima di applicare la nuova interpretazione. Questo suggerisce che questo hiatus era più che sufficiente ai team per adattarsi ai cambiamenti, a prescindere da quanto il progetto della macchina fosse stato concepito attorno alla vecchia interpretazione delle regole come sostenuto per esempio dalla Red Bull.

Implicazioni Politiche

Se è vero, come sembra, che i team minori avrebbero esposto reclamo ad un certo punto (come la HRT minacciò a Monaco), è stato giusto da parte della FIA intervenire in anticipo e cercare di tenere tutta la questione sotto un basso profilo. Questo affair sugli EBD avrebbe potuto essere gestito estremamente meglio dal punto di vista mediatica se la FIA non avesse fatto sentire odore di scandalo con i continui cambi di idea durante questo weekend di gara, ma sarebbe stato persino peggio se i team avessero cominciato a esporre reclami l’uno contro l’altro.

Deroghe

Qualsiasi siano le regole, devono essere le stesse per tutti. In mezzo a tutto questo casino attorno ad una questione tecnica che era già tra le più astruse della storia della F1 dal semplice punto di vista tecnologico, questa è l’unica cosa che chiunque, persino la casalinga di Voghera capirà.

Seguo la Formula 1 dal 1997 e questa è la prima volta che vedo la FIA cercare di calibrare differenti insiemi di parametri (che le squadre possono scegliere, secondo quanto riportato da Scarbs) per raggiungere parità prestazionale tra le varie soluzioni.

È una cosa così sbagliata da non crederci.

Testacoda

Ora la FIA vuole cancellare tutto, e tornare alle decisioni e alle situazioni di inizio stagione se i team troveranno un accordo unanime. Tra i tanti voltafaccia di questo fine-settimana, è quello che mi sciocca di più. È roba dell’amatoriale più tamarro e becero, e potrebbe rivelarsi terribile per lo sport se alcuni team faranno ostruzionismo, cosa tutt’altro che improbabile.

Tutto il chiacchiericcio dei media (con qualche speculazione e sensazionalismo di troppo per ottenere più seguito) si sarebbe spento quasi subito se la federazione fosse rimasta alle decisioni barcellonesi, o perlomeno non sarebbe arrivato ai livelli di questo fine settimana. La situazione è sfuggita dalle mani con la FIA che cambia idea e poi di nuovo tra le seconde e le terze prove libere.

Una barzelletta.

Annunci

Written by stefanauss

domenica.10.luglio.2011 at 16:10

Pubblicato su Formula 1

Il mio primo (e per ora unico) Gran Premio

with 2 comments

Il 20 Aprile di 8 anni fa Michael Schumacher vinceva il Gran Premio di San Marino al circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola, battendo dopo una brutta partenza il fratello Ralf (una delle rarissime prime file di due fratelli in Formula 1), il compagno di squadra Barrichello e la McLaren di Kimi Raikkonen. Poche ore prima del via, la madre dei fratelli Schumacher è morta per l’aggravarsi improvviso delle sue condizioni di salute durante i giorni prima della gara. Per tutto il week-end i fratelli Schumacher hanno fatto la spola in elicottero tra l’Italia e la Germania, vedendo per l’ultima volta la loro madre il Sabato dopo le qualifiche.

Io c’ero. È stato un regalo da parte di uno dei miei giovanissimi zii bolognesi, a sua volta lascito di qualche riccone di Bologna cliente dello studio legale dove lavorava e che non poteva o voleva andare, non ricordo. Due biglietti, uno per me e uno per lui, nel punto più esclusivo, la tribuna principale che da sulla griglia di partenza. I nostri posti erano esattamente di fronte alla pole position, e ricordo di essermi sentito piacevolmente raccomandato quando andai a cercare sul web il prezzo di quei biglietti: 600 e rotti Euro. Il mezzo sogno di un’adolescenza è coinciso con una mini-vacanza di 6 giorni per me, mia madre e mia sorella. Una family reunion in attesa della Grande, Maledetta Domenica.

Per tutto il fine settimana è stato estremamente triste sentire ciò che stava accadendo alla famiglia Schumacher. Ancora più brutte erano le speculazioni che volevano i fratelli rinunciare alla gara, cresciute a dismisura dopo la diffusione al Sabato della notizia della Signora Elisabeth: mi costringevano a scacciare gli ultra-egoistici pensieri di quanto beffardo sarebbe stato per me assistere una volta nella vita ad un Gran Premio e non vederci correre il pilota più vincente (e per me, il migliore) della Storia, per far posto all’ovvia nozione che vuole ogni essere umano meritevole di essere lasciato in pace nel proprio dolore.

Non ero solo, anzi, tutt’altro. Dopotutto c’era in ballo molto più della mia esperienza unica (per ora): la stagione 2003 per la Ferrari e per Schumacher era cominciata malissimo. La scelta di posticipare il debutto in gara della nuova macchina e quella conseguente di correre i primi GP con la F2002 che aveva vinto 14 gare su 15 l’anno prima, non aveva pagato. Fuori dal podio in Australia e Malesia, errore e ritiro in Brasile, 16 punti di distacco in classifica da Kimi Raikkonen. La sensazione era, anche se nessuno osava dirlo perchè sarebbe stato disumanamente ovvio, che rinunciare alla gara per Schumacher avrebbe significato perdere il titolo.

La notizia che sia Michael che Ralf si sarebbero schierati come previsto nella prima fila della griglia che si erano guadagnati al Sabato, l’ho appresa alla sveglia molto presto al mattino, direzione stazione dei treni di Bologna per due coincidenze che ci avrebbero portato, noi e molti altri che tanto più ovviamente di noi erano diretti al circuito, alla stazione di Imola. Da lì in poi una lunghissima camminata per tutta la città, un unico lungo flusso di tifosi segnava la via, impossibile perdersi. Man mano che ci si avvicinava, la Formula 1 si faceva sempre più manifesta. A metà strada, una vera, autentica, completa monoposto.

Minardi-Asiatech PS02

In circuito alle 9, due gare di contorno del monomarca Porsche per scaldarsi e poi le 3, spasmodiche, ore di attesa prima della partenza. Certo, mezz’ora prima si apre la corsia box e le macchine cominciano ad uscire per i giri di installazione prima di schierarsi, e la pit lane era proprio lì oltre la griglia. Un gioco di vedo-non-vedo tra muretti, barriere, semafori e rombi di motore che lasciava qualche lampo di 22 vetture di Formula 1 a regime minimo, col limitatore di velocità inserito, ansiose di toglierlo di mezzo per la prima accelerazione della giornata. Neanche un secondo prima che sparissero dal mio sguardo. Io ho passato quei 10 minuti ad invidiare chi stava in altre zone della pista e le vedeva arrivare anche solo in 4° o 5° marcia.

Poi finalmente, una ad una ma immancabilmente, si schieravano in griglia. La macchina arrivava, si piazzava, e subito era attorniata dall’intera squadra per gli ultimi ritocchi. Qualche pilota scendeva dalla macchina, qualche altro no. Un rito che avevo visto oltre 100 volte in TV, dal vivo era diverso. È come se non mancasse nessuno, capisci che è l’unico momento in cui tutti quelli che fanno la F1 dietro le quinte sono anche loro lì. Sono tanti, sembra di guardare dalla tua tribuna popolarsene un’altra.

La mia grande fortuna è stata di avere un posto esattamente a metà tra la pole di Schumacher e il terzo posto di Barrichello 16 metri più indietro. Il che significa, per ogni possibile significato che hanno in F1 questi numeri, che ho avuto di fronte l’intera squadra Ferrari per quasi 20 minuti. Michael non è sceso, se non brevemente. Non l’ho neanche visto senza casco, solo con la visiera aperta.

Ad un certo punto cominci a sentire che i segnali sonori della direzione gara si fanno sempre più fitti e allora la noti, la frenesia di lasciare la pista, ed è impressionante la velocità a cui si svuota. Mi ha colpito molto notare che Ross Brawn fu praticamente l’ultimo a lasciare la griglia e a augurare buona fortuna a Michael. Lo si vedeva dal suo volto e perfino facendo il paragone con la tv che era tutto più intenso. Era una Domenica diversa persino per loro. Doveva esserlo, se l’ho notato anche io che di queste Domeniche ne ho avuta solo una.

Dopo la partenza del giro di ricognizione, mi ricordo di aver pensato che forse dopotutto non serve a loro, ma lo fanno per noi. Per darci almeno una possibilità di accettare nell’anima il rombo che producono 22 dieci cilindri (all’epoca c’erano ancora) al massimo dei giri nello spazio di 150 metri. Credevo sarebbe stato questo il suono più intenso che avrei sentito durante la gara, ma non è così. Lo senti solo due volte e l’adrenalina che si impadronisce di quegli attimi a sè stanti lo attutisce. Ciò che rimane più stampato nella memoria è quello più “banale”, quello che sentirai per centinaia di volte nelle prossime due ore. Il suono di un cambio marcia di una macchina di F1 è micidiale. È il rumore di un meteorite che impatta, non ci sono altri modi di definirlo. Quando in tv vedete i tifosi con le cuffie imbottite, bhè, sappiate che non sono per i motori, almeno non principalmente. Sono per le cambiate. Io ho resistito 20 giri senza, poi la tua salute esige di importunare il venditore di tappi ammortizza-suono.

La cosa che più mi ha colpito della partenza è quanti dettagli si possono cogliere. Michael perse la prima posizione a vantaggio del fratello, ma a stare proprio lì, a meno di 10 metri da loro due, tutti hanno potuto vedere che il riflesso migliore è stato di Michael. Si mosse prima di Ralf, una cosa che nessuna inquadratura ho poi visionato riusciva a raccontare. È stata la trazione della Williams subito dopo a fare la differenza. Ancora oggi quando guardo una gara mi chiedo se ci sono, e quanti e quali siano i dettagli che non si possono cogliere dalla tv e quindi vadano quasi irrimediabilmente persi.

Il meglio che i nostri posti avevano da offrire, l’avevano grosso modo già dato. La nostra visuale comprendeva, partendo dal punto più lontano, l’ultimissima parte della frenata per l’ultima chichane, la variante bassa, e l’ingresso della stessa fino al punto di corda, all’altezza degli indimenticabili cordoli bianchi; la percorrenza della curva e l’uscita erano completamente coperti dagli spalti più lontani sul rettilineo di arrivo; la porzione di rettilineo finale visibile a noi era tutta quella coperta dalla griglia di partenza, un 200 metri circa; all’estremità, l’uscita della pit-lane. Se avessi avuto libera scelta (o se semplicemente avessi dovuto acquistarmi i biglietti) non avrei mai scelto al tribuna d’arrivo. Certo, non si vive il momento epico della partenza, ma altre zone del Santerno anche se con posti più lontani danno una visuale su una porzione estremamente più ampia di tracciato, con punti anche decisamente intriganti a livello di pilotaggio. L’avrei preferito e lo preferirò, quando sarà il momento di togliere la sua unicità al GP di San Marino 2003.

L’andamento di questa gara in particolare però ha premiato oltre i suoi meriti questo posto da 1 milione e duecentomila lire: i box delle scuderie di testa era perfettamente visibili ed è li che si sono svolti i pit stop che si sono rivelati decisivi, incluso quello che ha dato a Michael la vittoria e quello che l’ha tolta a Ralf. L’uscita della pitlane come ultima cosa visibile ha fatto si che fossimo i primi ad esultare per il risultato, in quanto testimoni diretti. La BAR di Villneuve si è ritirata per guasto tecnico, parcheggiando proprio lì; il miglior sorpasso di tutto il GP, con cui Barrichello ha tolto a Ralf Schumacher l’ultimo gradino del podio, è avvenuto proprio lungo tutto il tratto di rettilineo a noi visibile! Un sorpasso di un ferrarista ad un Gran Premio italiano è una cosa da scala Richter.

E ovviamente, la vittoria, Michael che taglia il traguardo per primo, per cogliere la sua vittoria più triste. Di certo non è la vittoria che rende a pieno le sue qualità specifiche di pilota (Imola non è mai più stato, nè mai più sarà, lo splendido e selettivo circuito che era prima della morte di Ayrton Senna), ma dà l’idea perfetta della forma mentis e del livello di dedizione, concentrazione e attenzione al dettaglio che Schumacher ha messo nella sua carriera e che non hanno precedenti nella storia di questo sport.

Spero che nessuno debba mai doversi testare, ma credo che Schumacher fosse l’unico pilota a poter vince un Gran Premio come quello, con una pressione addosso fuori dall’ordinario anche per esseri umani che di ordinario non hanno niente di niente di niente, essendo abituati a non poter sbagliare perchè se no basta, game over per davvero. Schumacher quell’anno si laureò Campione del Mondo con 2 punti di vantaggio su Raikkonen. Avrebbe perso il titolo se avesse rinunciato a correre, se fosse stato umano anche solo quella volta che se lo poteva permettere.

Written by stefanauss

mercoledì.20.aprile.2011 at 9:44

Pubblicato su First Life, Formula 1, Viaggi

Casa Terruzzi

with 3 comments

Giorgio Terruzzi, il poeta ufficioso della massima espressione dell’automobilismo mondiale, la voce che dopo ogni gara raccoglie e fissa il flusso aerodinamico dei pensieri e delle sensazioni di tutti gli appassionati del bel paese, incastonandolo in una sequela di virgole che se potessi piazzarle una dopo l’altra il ritmo ti ricorderebbe il primo intermedio di Silverstone, guai a spezzarlo, altrochè.

Una volta tanto ha usato il punto, il punto e basta e per me va bene così. Sarò sincero: è una lucidità che giunge inattesa, quasi insperata, molto piccata, poco credibile ed è un bel guaio che senza la voce no, non ipnotizzi nessuno.

Ma sono d’accordo con Giorgio. Col punto. E col basta.

Vai di nuovo con le virgole.

Written by stefanauss

lunedì.11.maggio.2009 at 18:40

Pubblicato su Formula 1