∞ Stefanauss ∞

una sana overdose di me.

Ecco perché…

with one comment

… anche se B. ha vinto le elezioni è difficile trovare qualche berlusconiano che faccia outing.

Written by stefanauss

venerdì.19.febbraio.2010 at 17:25

Pubblicato su Politica

Tagged with , ,

[Unità Cinefila] “Tra le nuvole” di Jason Reitman

with one comment

Jason Reitman ha due “2” che coinvolgono: due palle quadrate e due sensibilità particolari, una per le sceneggiature e una per gli interpreti. Dopo aver stupito il mondo con Juno e la sceneggiatura originale di Diablo Cody, premio Oscar nel 2008, in quest’altra commedia esistenziale trasporta sullo schermo il romanzo “Up in the air” di Walter Kirn. Ora, io non ho letto il romanzo che ha ispirato il film e non sono quindi in grado di giudicare la qualità e la fedeltà della trasposizione, ma volendo partire dalla fine un plauso a Reitman va già fatto per il suo gusto, o fiuto, nella scelta di cosa imprimere sulle sue pellicole.

Tra le nuvole è un film coraggioso, che va a toccare un nervo scoperto in un momento così delicato della storia recente americana, con tassi di disoccupazione (particolarmente giovanile) mai così alti. Lo fa oltretutto dalla prospettiva sbagliata, se vogliamo: l’altra. Viene da sé che lo spettatore potrebbe non sentirsi troppo bendisposto nei confronti dei personaggi. Ma dura poco, visto che i casini non mancano neanche dall’altra parte della barricata. Ryan Bingham (George Clooney) mette in scena una curiosa dicotomia: è tanto un esteta nell’accompagnare gli sfortunati di turno all’inizio di una difficile fase di transizione delle loro vite, quanto riluttante a mollare l’osso della propria, a “licenziarsi” dal proprio stile di vita quando se ne manifesta la possibilità. Lo spettatore non sa se essere ammirato dalla filosofia binghamiana o se provar pena per il povero Ryan, ed è difficile fare a meno di chiedersi, mentre sullo schermo scorre la parte più guascona, sempre notevole, del repertorio clooneyano: “ma se si potesse davvero essere felici così?“. L’intero film è questo, un crash-test di una vita senza radici, forse persino contro natura.

La fatidica domanda se la pone anche Natalie Keener (Anna Kendrick); è lei il nostro portavoce, colei che avrà i nostri stessi dubbi e le nostre stesse domande in serbo per Ryan. C’è da dire che la prima impressione non è granché, e anzi con ogni probabilità vorremmo fare cambio: perfettina, con quel lisciume perfettamente raccolto all’indietro, precisina, con notebook e auricolare d’ordinanza, e una parlantina rapida al limite dell’isterismo. Isterismo che colpisce noi invece, quando apprendiamo come Natalie vorrebbe rendere superflue e obsolete le miglia aeree percorse dal licenziatore di professione: licenziare via webcam, l’asetticità fatta apoteosi.

Invece Natalie quelle domande le fa, e con una convinzione che è difficile immaginare possa entrarci nel metro e sessanta scarso della bravissima Kendrick. Persino quando viene mollata dal ragazzo (ironia delle ironie, via SMS), persino quando Ryan sembra avere ragione, tutto sommato, non si rende facile preda del suo cinismo e della sua solitudine auto-costruita. Anzi, rilancia, forte della sua idealistica visione che ci sia un equilibrio, una linea ideale che solca realizzazione personale e legami emotivi, stabilità e dinamismo. La Kendrick è meravigliosa nel suo ruolo di “Anti-Ryan” e nel mantenere in equilibrio il suo personaggio uno sconvolgimento emotivo e una presa di coscienza dopo l’altra. Nel peregrinare di Ryan e Natalie è evidente che entrambi hanno molto da imparare l’uno dall’altro. Altrettanto evidente che solo uno di loro ci riesca.

Alla bellissima Alex (Vera Farmiga) il compito di reggere il gioco ad entrambi, e di perpetrare lo status di felicità e completezza, perlomeno apparenti, nella vita di Ryan. La loro love-story è scoppiettante (memorabile il corteggiamento a colpi di carte di credito), instabile, saltuaria. Inspiegabilmente, va a gonfie vele, sembra fatta a posta per dimostrare i teoremi motivazionali di Ryan. Viene da pensare, non poteva essere altrimenti, non poteva che finire con una sua simile. E invece no: tutto ciò è stato possibile perchè Alex è l’unico, tra i personaggi del film, ad avere già raggiunto un proprio equilibrio nel diagramma della vita e ad avergli dato il giusto valore. Un equilibrio non proprio ortodosso, ma un equilibrio.

Il film è stupendo perché non giudica nessuno, è spietato e cinico, ma non si trovano moralismi (che pure sarebbero facili) nemmeno a cercarli. Propone più prospettive, e poi non si cura di sceglierne o preferirne una. Di sicuro è disincantato, come il suo finale. Questa è un’altra meraviglia dei lavori di Reitman: proprio come nel magnifico Juno, le ultime sequenze le deglutisci improvvisamente, come una pillola. Il sapore che rimane è amaro, di consolatorio c’è poco. Questo li rende più autentici, e credo anche più profondi.

Gli interpreti si incastrano magnificamente tra di loro e coi loro personaggi. Ancora una volta, un lascito delle impressioni che mi ha destato Juno: Reitman ha un grande fiuto per il cast con cui lavorare, che siano stelle affermate, attori poco conosciuti o giovani talenti. C’è da sperare che stavolta gli possa essere riconosciuto: Clooney, la Kendrick e Vera Farmiga sono stati tutti candidati ai prossimi Oscar. È assai improbabile considerando anche che l’altro “lancio alla ribalta” di Jason Reitman, Ellen Page, è rimasta solo una semplice nomination come Migliore Attrice per la sua meravigliosa interpretazione in Juno (grido ancora vendetta), ma non avendo visto tutte le altre candidate all’opera mi sarà facile incrociare le dita per Anna.

Ma è davvero possibile essere felici così?“. La mia risposta la lascio al viso di Clooney di ritorno in metropolitana. Magistrale e intenso.

Written by stefanauss

domenica.14.febbraio.2010 at 2:24

United States of Italy

with 4 comments

Siciliaii
Calabrifornia
Sardechussets
Basilicatississipi
Campagnucki
Pugliarolina
Molisoregon
Lazioshington
Abbruzzconsis
Marchansas
Umbrisiana
Toscalabama
Emillinois
Venetichigan
Liguressee
Lombardorado
Piemontexas
Aostaska
Trentinnecticut
Friulohio

[© Stefanauss + The Ironistressed]

Written by stefanauss

mercoledì.20.gennaio.2010 at 18:56

Pubblicato su Uncategorized

Come Buzz Lightyear

with 2 comments

Anche io ho avuto un brivido mistico durante questo viaggio.

Ad un certo punto, il brivido ha lasciato il posto ai lucciconi agli occhi.

Perchè era già tempo di tornare a casa.

Un grazie infinito e oltre all’American Museum of National History

Written by stefanauss

domenica.20.dicembre.2009 at 2:50

Pubblicato su Uncategorized

Gli ingredienti per la fine del mondo

with 4 comments

  • Io che mi apro un account
  • Io che acquisto uno Smartphone/Internet Tablet dotato di tastiera QWERTY con l’orgasmoso Android di Google, tipo il Ed è già stato rootato!.

Fortunatamente per ora le due calamità non si sono ancora verificate.

Written by stefanauss

sabato.19.dicembre.2009 at 22:17

Pubblicato su Uncategorized

Fuoricittà, Fuorilegge

with 3 comments

Il 30 marzo 2004 l’allora sindaco Renato Locchi fece due ordinanze sulla tutela di alcuni monumenti cittadini. La regola, ancora in vigore, stabilisce che dalle 20 alle 7 di ogni giorno è vietato introdurre e detenere bevande in bottiglie di vetro o in lattine sulle scale del Duomo e di Palazzo dei Priori.

Ore 21:14 del primo giorno di scampagnata. Mia sorella è ben conscia di aver già dato tutto quello che gastronomicamente aveva da offrire nella preparazione della fumè di accoglienza, a pranzo. Svuotata di energie e idee, per la cena arriva una di quelle proposte che… si possono rifiutare: tutti dal kebabbaro.

Io al momento mi trovo in rotta di collusione. Eppoi voglio dire, il decimo kebab è gratis, a sorima gliela devo qualche altra tappa bruciata.

Usciamo e subito formulo la Prima Legge di Perugia (dopo il mio lavoro sulle Leggi dell’Unicaldinamica ho scoperto di essere naturalmente predisposto alla stesura di principi pseudo-universali, o di pseudo-principi universali) altrimenti detta Legge della Scalinata Intestinale: “Se esci di casa sazio, arriverai affamato. Quindi non provarci neanche ad uscire di casa affamato.“. Io di fame ne avevo parecchia (si noti prego come questa particolare sera fosse già scritta, vero com’è vero che l’ho cominciata infrangendo regole note solo a me stesso…)

Arriviamo dal kebabbaro, e noto con piacere che è assolutamente turco in tutto, pelle, pronuncia, capelli nerissimi. Molto turco. Neanche turco normale, ma turco mediorientale spinto. Roba che dopo il giardino di casa sua c’è la Siria.

Come tutti i kebabbati sanno bene, è un azzardo ordinare due kebab. Certo, una sera potresti mangiarne tre, ma l’altra ancora dopo mezzo potresti già arrenderti. Non c’è una costante, mille sono i fattori che formano la sazietà da kebab. Perfino la forma, l’angolazione e l’intensità dei morsi hanno voce in capitolo. Io e mia sorella contravveniamo al diktat della Seconda Legge dei Kebab, piegandolo con la forza dell’interpretazione: la Legge non dice nulla sulle mezze porzioni, e noi ne ordiniamo tre in tutto.

Eccoli qua, belli caldi da portar via. Decidiamo di accompagnare questo bendiallah con una bottiglia di birra da un litro (non chiedetemi la marca, ho una dignità da difendere). Non l’avessi mai fatto.

Arriva il Vice-Kebabbaro, o il Kebabbaro di Riserva, o Navigatore Kebabbaro, che totalmente ignaro delle tradizioni e dei costumi italiani non solo mi batte lo scontrino, ma me ne batte addirittura due, uno per i kebab e uno per la birra.

Faccio per ringraziare e andarmene quando il Kebabbaro di Riserva, o Navigatore Kebabbaro che dir si voglia, porgendomi la bottiglia mi dice:

Tieni, nascondila sotto giubbotto.

Ad annientare qualunque tentativo di reazione bisillabico-interrogativa da parte mia tipo Cosa?, Come?, ecc. è l’ovvietà di cui il consiglio spassionato è stato pronunciato. Chiaro, limpido, lapalissiano [1]. Neanche avesse appena enunciato la Seconda Legge dei Kebab, o la Prima Legge di Perugia.

Tocca a mia sorella spiegarmi la situazione descritta nella citazione di apertura. Ho infranto quindi l’ordinanza per un buon chilometro in pieno centro storico di Sabato, tragitto lungo il quale dubito seriamente che qualche indigeno abbia mancato di avvedersene. In quel chilometro, soggetto a traffico limitato, qual’è la prima macchina che ci passa davanti? Indovinato.

Alla fine tutto per la ragione più banale del mondo, perchè dottò, tengo famiglia. Dobbiamo pur mangiare, no? Eppoi chissà, magari alcuni efferati criminali hanno cominciato proprio cosi..

[1] Recentemente ho appreso l’origine del termine. Affascinante, adoro essere a conoscenza di simili frivolezze. Conan Doyle mi sputerebbe in faccia se ci conoscessimo.

Written by stefanauss

sabato.12.dicembre.2009 at 15:20

Pubblicato su First Life, Viaggi

Parliamo del tempo: previsioni a Perugia 5-8 Dicembre

with 2 comments

Dentro casa di mia sorella si prevede un weekend di tempo splendido: nebbia perenne.

Written by stefanauss

sabato.5.dicembre.2009 at 14:44

Pubblicato su First Life, Viaggi