Think before you blog
Scrivere mi piace, quando mi prende a male.
Quasi sempre, quando scrivo, mi prende a male e quindi smetto di scrivere. Prende a male perchè ho letto troppo in vita mia per essere indulgente con quello che scrivo e come lo scrivo, quando poi so che un giorno me lo ritroverò davanti. L’unico escamotage che m’è venuto è scrivere a corta gittata, poco, per poco. Tipo quando leghi un cane ad un albero: può saltare, giocare, correre, fare i bisognini, tutto quello che un cane può desiderare di fare. Ma non è davvero libero. E magari c’è un osso suculento poco oltre. Il mio albero è un sempreverde, un Moleskine.
{ che poi è anche il motivo di tutto sto nero nel blog. Me lo ricorda }
[QuasiOT]A proposito, sto leggendo I quarantanove racconti, sono al terzo: Le nevi del Chilimangiaro.[/QuasiOT].
Un giorno preso a male ho riempito una pagina del blocco appunti di Fisica, una pagina di solo inchiostro. Bella sensazione, mentre scrivi in macchina. Leggermente peggio quando hai finito, va detto.
Un’altra ragione per cui scrivere mi sembra così bello è che non è come parlare. Intendo dire, non lo fanno tutti, non è così immediato come far passare l’aria un po’ qui, un po’ là. Qualcosa mi dice che se parlare fosse anche un pochino più difficile a farsi, questo mondo sarebbe ben diverso. Di questo mi sento sicuro. Sospetto che sarebbe migliore come mondo, ma non me la sento di giurarci.
Mettendo le mani avanti, dico che i blog sono una gran cosa. Però ora dico che, mentre scrivere non è diventato alla portata di chiunque, ora è più semplice provarci. Se scrivere non è come parlare, bloggare lo è.
Se magari qualcuno dell’ISTAT arrivi per sbaglio qui, mi piacerebbe uno studio tipo PercentualeDiBlogSulTotaleDiSitiAbbandonati, grazie.
Solo per dire che, se qui si procede a post sparsi, è perché che non mi sento un Ted ….

… in giro per il mondo.
Happy Birthday to Jane Doe*
Innanzitutto un bentornato a Totonno, che non andava in onda da un sacco di tempo. Persino Rosario era stupefatto, e si che c’è fratu. Io ho colto l’occasione, perchè le stronzate in featuring vengono meglio. Bisticcia più spesso con Cristina, mi raccomando.Poi, siccome non capita spesso di cantare la canzone di compleanno e di mangiare la torta di compleanno del compleanno di qualcuno che non hai mai visto prima di quel momento:
Buon Compleanno Sara!
Dev’essere genetica, mia madre riusciva ad imbucare quasi tutti i suoi fratelli e sorelle ad un matrimonio a caso la domenica mattina, quand’era ragazza.
Si vestivano belli eleganti, tutti tirati a puntino e ci si imbucava al ristorante. Magari a qualche domanda si rispondeva di essere i nipotini du zu’ Francesco (Su 1000 crotonesi, 300 si chiamano Francesco, è empirica come cosa) e via con le portate. Servivano faccia tosta e nonchalance. E’ una cosa che ho sempre fatto fatica a immaginare quando mi veniva raccontata; cioè, gli zii me li figuro, ma mia madre…. Della serie “se avessi il pentolone argenteo di Silente…“.
* John/Jane Doe. E’ la versione anglosassone di Tizio, Caio e Sempronio. O Mario Rossi. O del mitico Pinco Pallino.
Intervista doppia
Capita anche questo quando uno si sa divertire (o si diverte con poco, difficile dire). Sono stato intervistato. E, visto che sono un bastardo rancoroso, ho reso pan per focaccia.
G: Come ti chiami ?
S: Stefano.G: Quanti anni hai?
S: 2007. quasi 2008.
G: Proprio come me!
S: Si, ma tu li porti male XD
G: Quando è il tuo compleanno?
S: 16 SettembreG: Potresti descriverti brevemente?
S: 1,70 più o meno, capelli castano scuro, occhi stessi medesimi (piccoli e allungati), decisamente magro.
G: Hai dimenticato “bello come il sole”
S: hai dimenticato “durante l’eclissi”G: Dove vivi?
S: Terza stella a destra e poi dritto fino al mattino. Provincia di Crotone insomma.
G: In che circostanze hai avuto il piacere e l’onore di conoscere GiuNi?
S: E’ successo alle 3 A.M. del 4 settembre 2005. Era stata una brutta giornata, mi serviva qualcosa per farla ricordare.G: Qual’è il tuo titolo di studi?
S: Sono diplomato come Spirito Elettrotecnico. Ma ho anche la licenza media, a quella tengo particolarmente
G: Alla luce del tuo 97 ottenuto all’esame di maturità, ti senti un secchione?
S: Era un 100, ad ogni modo.
G: Ma dai! Ero convinta fosse 97.
S: No, era 97. Ma non è stato 100 unicamente per errore. Comunque non sono un secchione. Un geek casomai.G: Cosa studi ora all’Università?
S: Ingegneria. Prossimamente sarà Ingegneria Informatica, ma ora è solo Ingegneria (materia da nubile)G: Libro, film e canzone preferita.
S: Libro: Sono troppi
Canzone: Sono troppi
Film: Sono troppi.G: Dai su, citane qualcuno.
S: Oscar Wilde - Ritratto di Dorian Grey
Elisa - New kiss
Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventiG: Gioco da tavola preferito?
S: Scacchi. Anche se non disdegno lo Scarabeo.G: Cinema o Dvd e Poltrona?
S: DVD+Poltrona, qui da me è obbligato.G: Bevanda Preferita?
S: Thè al limone. Sia versione “me cala la palpebra” che “è buono qui, è buono qui”.G: Cosa Regaleresti a GiuNi questo Natale? :asd:
S: Spiacente, ma non sono autorizzato a rivelare queste informazioni. E’ questione di sicurezza nazionale.
G: Sgrunt.G: Qual’è la tua posizione nei confronti della Censura?
S: In generale, le ragazze toscane ciarliere e ciniche dovrebbero essere sempre lasciate libere di parlarmiG: CD o vinile?
S: CD, ma solo perchè l’ipod non li supporta pienamente i vinile.G: Come passerai le vacanze di Natale?
S: Allora, se ho calcolato bene le tempistiche e i progetti, farò tre cose:
1) Studierò come un matto perchè sono indieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeettrrrrroooo
2) Assisterò al matrimonio del mio zio “scapolo d’oro” Antonio a Bologna
3) Farò il tuo regalo.
Non c’è assolutamente tempo nè per mangiare nè per bere nè tantomeno per dormire o visitare via Montenapoleone come fate voi Ecrage questo venerdì.
G: Mi raccomando, non trascurare la ricerca del regalo perfetto studiando o partecipando a stupide cerimonio.
Duecentosei meno uno
E’ passato più di un mese da quando Roby ha sentito il bisogno di dimostrarmi che non potrò mai fare il giocatore di rugby in vita mia. La cosa mi ha fatto soffrire il doppio, perchè la danza degli All Blacks è veramente figa. Sicuramente potrei perdere tempo a descrivere in dettaglio la dinamica del fallo, ma una diapositiva vale più di tutto il mio sforzo (Nota per me stesso: “Ecco cosa succede a non saper disegnare, bravo, bravo.”):Tra offerte che non si possono rifiutare (”Stai a bordo campo finchè non ti senti di rientrare”) e ultime parole famose (”Non è rotta, se no a st’ora urlavi.”) provo un po’ a muovere la spalla; non collabora, ma in compenso mi suggerisce alcune bestemmie di cui non sospettavo l’esistenza. Dopo un po’ mi ricordo del curioso rumore scattoso (”Clonk”, per chi legge Topolino) che produce la spalla del mio amico Hib ogni volta che è costretto ad alzarla per una qualsiasi ragione, chessò, un arresto, una ola, ripararsi dalla pioggia con la cartelletta. Se l’era lussata cazzeggiando, e un suo amico gliel’aveva rimessa a posto, cazzeggiando.
Io però ci tengo ad essere in formissima alla prossima flagranza di reato, al prossimo gol del Milan, al prossimo acquazzone. Decido quindi di farmi accompagnare al pronto soccorso (troppo lontano il Princeton-Pleisboro), grazie Paolino, gentilissimo.Devo però ringraziare anche il Signor Corrado, Professione Radiologo (circostanza fortunata #1), Padre di Paolino nel tempo libero (circostanza fortunata #2), la cui abitazione dista in linea-aria 100 metri dall’ospedale (circostanza fortunata #3). Ho potuto usufruire di una linea diretta Macchina di Paolo - Stanza Radiografie, e giuro che in altre circostanze avrei assaporato ogni secondo della mia raccomandazione e ogni smorfia delle faccie sgomente in fila da un pezzo.Il responso è stato: clavicola rotta.
La versione remix: Frattura multiframmentaria con accavallamento dei frammenti principali al livello del terzo medio della clavicola destra. Ho provato a pronunciarlo con diversi ritmi, metriche e attacchi e non c’è modo in cui questa cosa sia orecchiabile. Però ho capito che le diagnosi sono ottime per insegnare le sillabe in 3a elementare.
Le ossa rotte si coprono con gessi pieni zeppi di firme autografe e disegnini idioti dei tuoi amici. Questa è probabilmente una delle prime due o tre verità che i bimbi apprendono nella prima infanzia. A me però le sfighe capitano per filo e per segno ed ecco quindi che la cura per la frattura di un osso stupido (cit. mio dottore) non può che essere una medicazione ridicola.
Un’autentico corsetto per le spalle. In gommapiuma, a forma di 8 attorno al collo. Strettissimo. Che non si limita a stritolare l’osso ferito, blocca anche tutta la circolazione e l’attività motoria concepibile al di sopra, diciamo, dei capezzoli. Un corsetto che il mio dottore mi intima, devo trattare con rispetto: starà con me ininterrottamente, twentyfourseven, per almeno un mese. Niente doccia, niente calcio, niente dormire supino, niente 5contro1, niente di niente. Però posso respirare.
E’ stato strano telefonare a mio padre =). Volevo farlo il prima possibile, ma Corrado e Paolo mi hanno convinto ad aspettare fino a quando non fossimo tornati indietro a fare i conti con la burocrazia che prima avevamo saltato alla grande (visite, permessi, firme, ecc.). Alla fine mi è uscita fuori una cosa alla “Ciao, senti, sono all’ospedale che mi sono rotto la clavicola, mi passi a prendere?“. Curiosamente più che “Come stai?” il suo dubbio più intenso era “Perchè non ti hanno messo il gesso?”
Dopo qualche breve chiacchera e molti molti molti ringraziamenti (Grazie davvero Paolo) sono tornato a casa. Passi per mio padre che poteva toccare con mano (ehi, è una metafora), ma convincere mia sorella e mia madre che non erano in una candid camera in cui il figlio/fratello si era rotto la clavicola è stato veramente difficile. Roba da ridere,e difatti anch’io mi sentivo preso da un’allegria incredula che se n’è andata solo un’ora e mezza dopo, quando è arrivato il momento di cambiarsi e sdraiarsi, le cose più banali del mondo. Ohioioioi. Non sono riuscito a pensare nulla fino a che non ho messo due cuscini sotto la schiena. Corrado mi aveva detto chiaro e tondo di dormire sdraiato completamente sulla schiena, ma il massimo che avrei potuto fare è sdraiarmi completamente sulla schiena. Non dormire. Assolutamente impossibile.
Prima ancora però avevo ricevuto la telefonata di Roberto. Cioè, a me solo il fatto che abbia squillato il telefono col suo numero è bastato. Poi il resto del tempo è trascorso nel tentativo di mortificarlo il meno possibile (non solo durante la telefonata, il successivo mese è stato molto così..), e la cosa mi è riuscita con allucinante disinvoltura. Il che è strano per me che sono portato all’acido come un interista trentenne. Sicuramente la cosa ha molto a che fare con la sensazione che quello che avevo da dirgli m’era già uscito a caldo e rendeva decentemente:
Robbè, lo so che non l’hai fatto apposta, ma sei un coglione.
Nient’altro, ma parole, tono e sguardo erano quelli giusti. Era come se avesse parlato Tommy Lee Jones.
E così è passato un mese di fastidioso vivere. Dopo i primi giorni in cui il dolore mi conferiva l’eleganza tipica di uno con un manico di scopa piantato tra le natiche (non che io abbia mai avuto suddetto manico di scopa nella natiche, parlo per immagini), il corsetto si è via via allentato. Dando il là ad un mal di schiena permanente. So che può suonare ingrato, ma forse se mi fossi rotto un normalissimo braccio la logistica sarebbe stata molto migliore.
Voglio anche cogliere l’occasione per ringraziare tutti gli ex-fratturati alla clavicola che ho incontrato durante questo mese. Non credevo che incidenti come il mio fossero così comuni, ma tutti i “Non ti preoccupare! E’ normale che sia così!” mi hanno aiutato a non pensarci: il nervosismo che mi saliva schiariva benissimo la mente.
Da poche ore non ho più addosso nessuna lingerie addosso, ma in compenso ho una specie di collina a metà della spalla visibile anche a pelle nuda. Ci faccio un giro e poi vi dico.
The Capo
![A lui cosa chiederebbero? [ipotizzando che la testa sbuchi dalla scrivania]](http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/31/Todt2005.jpg)
A lui chiederebbero?
[Ipotizzando che Il Capo sbuchi da oltre la scrivania.]
Non ho idea del perché e del percome ma com’è che ogni santissima volta che mi butto dietro la scrivania di mio padre con l’unico scopo dichiarato di pompare il mio eMule, arriva qualche cliente che rivolto a me (nonostante a un metro ci siano mia madre o Elisa) blatera qualcosa su antine, legno massello, top in marmo, misurazioni da prendere, operai da chiamare?
Questo sempre.
Vesto casual (qualunque cosa significhi, recentemente ho scoperto che il mio abbigliamento potrebbe essere da indie-boy, ma devo approfondire), ho una muscolatura casual (calza molto attillata alle ossa però), anche la mia espressione è un po’ casual (sembro capitato lì per caso quasi sempre).
E allora da dove sbuca quest’attitudine al comando che ispiro??
L’unico che gradirei si rivolgesse per primo a me visto il materiale che alle volte porta in dote, il Signor Postino, punta direttamente Elisa. Sempre.
Mi domando se la spiegazione di questi fenomeni si trovi nel programma di Fisica di quest’anno.
Safety Car in this lap.
Bhe, dunque, tutto sommato l’Uni procede.
E’ come mi aspetterei che fosse una scuola privata: meno casino, aule più grandi, orari implacabili e se perdi qualcosa caspi tuoi visto che paghi.
Seguo Calcolo, Algebra e Fisica. L’unica eccezione è Introduzione all’Informatica, perché uno sono 15 anni almeno che sono introdotto all’Informatica e due così ho il Giovedì tutto libero, come si diceva. E la partita del Giovedì sera è Sacra.
La vera cosa a cui è difficile rifare l’abitudine è la presenza di ragazze in classe: Dea, anche quel complesso di travi inclinate schematizzato sulla lavagna merita attenzione. Per questo posso dare la colpa unicamente alla sfortuna: gli ultimi tre anni li ho trascorsi in una classe decisamente troppo testosteronica, sebbene sia difficile immaginare qualcosa di più femminile del dimensionare il neutro di una linea trifase in bassa tensione (sul serio, esistono neutri pluri-accessoriati e in tantissime colorazioni). Se poi vogliamo farci del male ma del male davvero e rammentare l’ultima volta che la presenza fosse una bella presenza, una tizia da 7 secondi, allora la testa va alle 15 compagne delle medie (che crescendo sono poi divenute tutte materiale per Hugh Hefner). Ma si parla di 15 centimetri fa, in tutte e tre le dimensioni.
>> Il gioco delle coppie <<
I tandem fatti da Docente ed Esercitatori sono estremamente particolari. Almeno quello di Calcolo. Vecchie conoscenze. Il Francese e il Placco. L’ultima avvistamento risaliva al Premio Pitagora dell’anno passato, dove io e Maurice eravamo andati ad ammirare qualche scienziato passo in carne ed ossa con l’unico scopo non dichiarato di migliorare le nostre imitazioni. Le professeur è come un Albus Silente della Matematica, vuoi per la barba bianca, vuoi perché ha sempre in faccia il tipo di sorriso che uno vorrebbe avere quando muore. Non ha voluto dire qualche parola, ma ha riempito le sue lezioni di disegni sulla lavagna, più o meno ad accompagnare i momenti in cui si lancia in aneddoti e filosofia matematica: ed ecco comparire mele, pere, castagne, una locomotiva con matematici francesi al posto dei vagoni, ed infine un coniglio che, estratto da un cilindro, era impegnato in una metafora sul calcolo numerico pieno e sui trucchi e stratagemmi che ci servono per pervenire al risultato. Quel coniglio era decisamente più simile ad una mosca bianca, ad ogni modo molto più in forma dei criceti nelle nostre teste.
Le professeur Jacques è un uomo dalla sguardo dolce, ma di fermi principi. E’ sua ferma convinzione che fa parte dei suoi compiti abituarci ad essere attivi per molto più delle due ore che l’orario ci concede di passare avec Le Professeur. In fondo nessuno lavora per solo due ore al giorno e smette dopo pochi anni. Capita quindi che quella che ritenevo un’Istituzione, la campanella, soccomba e che una lezione di due ore ne diventi una di tre. Bel golpe, Jacques.
Alla fine i nostri sguardi si sono di nuovo incrociati. Razionalmente, non ne potrei essere del tutto certo con la sua abitudine a roteare gli occhi annoiato o a socchiudere le palpebre con pazienza molto finta, ma ci conosciamo. I primi cinque secondi di conversazione tra me e lui:
≫ (mi vede).. -_-
≫ Anche io sono felice di vederla.
≫ Chi ti dice che io sia felice di vederti?
≫ Lei non nasconde bene le emozioni.
Segue lezione da autentico Dottor House fatto Professore, quindi ordinaria routine tra umiliazioni a giovani e affascinanti studentesse, malcelate allusioni al nostro futuro precario ed in generale quella voglia eccitata di evidenziare la nostra inadeguatezza a vivere. Magnifico xD.
Mi ci sono fermato dopo a parlare con Antonello, una bella chiacchierata. Dopo due anni a Catanzaro (città totalmente inadeguata ad un concerto di musica Hip-Hop tra le altre cose, ergo inutile) sarebbero state scusabili anche delle difficoltà di respirazione, invece sbuffava sicuro e deciso tra un racconto e l’altro. Mi ha raccontato che probabilmente tornerà a Crotone, ad insegnare nella mia vecchia scuola. Avrei dovuto sentirmi dispiaciuto, ma Antonello prende le cose così da Sfinge che ti impedisce di provare qualsiasi emozione o sensazione per le sue vicissitudini, il che è un sollievo (contraddizione?).
Vabbhè, ho dimenticato di chiedergli del Pitagora.
Si parte sotto Safety Car
Ho bevuto un mojito a metà
Ed ho perso la mia libertà
{Pino Daniele - Rhum & Coca}
Non avevo mai ascoltato questa canzone prima di stamattina, non la stavo davvero ascoltando nemmeno stamattina. Ciò non toglie che fosse proprio ciò che stavo pensando nel preciso istante in cui la radio ha deciso di suonarla.. io credo alle coincidenze nel senso probabilistico del termine, esistono, sono coincidenze e stop. Ciò non toglie che la frequenza FM dei miei pensieri avrei proprio voglia di conoscerla, mi attira l’assenza di un vero palinsesto, trasmissioni molto diverse tra loro e dai, pure la musica on air.
Certo, sono sicuro la ricezione sia molto disturbata, ma è bello pensare che qualche radioamatore potrebbe essere sintonizzato (ho grande stima dei radioamatori, gente curiosa che trascorre tantissime ore in un silenzio bibliotecario, a saldare e dissaldare la propria curiosità).
Si (ri)comincia oggi. Per ora siamo I Soliti Sospetti.
Io ho bisogno di un orologio.
A Frà serve un posto dove stare, perché per ora sono troppi, ma credo l’ubiquità per il momento se la farà bastare.
E bhè, a Silvia basta smettere di frequentare pezzi di pane come Mrs. Marisa.
Stamane ho fotografato l’orario e ehi, ho tutto il Giovedì libero. E pare vedrò più spesso quel bell’uomo che è Mauro. =)
Infine una confidenza: l’ansia per il momento in cui il mio e il suo sguardo si incroceranno di nuovo sta salendo, è inutile nasconderlo.
